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ABC della descrizione: come si fa?

By Pubblicato in - KLAB PLUS & SCRIVERE & TIPOLOGIE TESTUALI il 2 Febbraio 2015 0 Commenti

Dopo aver parlato del riassunto, la seconda tipologia testuale a cui daremo spazio questa settimana è la descrizione.

Secondo me, la voce verbale che più si avvicina a “descrivere” è “fotografare”. Una fotografia è in grado di bloccare per un attimo ciò che sta accadendo, è in grado di riprodurre ciò che ci circonda e, cosa non meno importante, è scattata da una persona che sceglie che lenti utilizzare e a quali particolari, eventualmente, dare maggiore importanza. 

Saper descrivere ciò che ci circonda, sembra una cosa da poco. In realtà, presuppone lo sviluppo e il potenziamento di un’azione che in molti ritengono banale: l’osservazione. Osservare qualcosa o qualcuno significa soffermarsi al fine di cogliere i dettagli della situazione e, soprattutto, significa avere ben chiaro quali lenti indosseremo per vedere meglio ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi.

Ecco alcuni consigli pratici.

Prima fase: visualizzare. Prima di buttarvi a capofitto nella stesura del testo, leggete accuratamente la traccia e sottolineate le parole chiave. L’obiettivo col quale farete questa operazione è quello di visualizzare l’oggetto, la persona o la situazione che vi viene richiesto di descrivere.

Seconda fase: descrizione oggettiva o soggettiva? Una volta individuato mentalmente l’oggetto da descrivere, è importante capire se vi viene richiesta una descrizione oggettiva o soggettiva. Nel caso in cui vi si chieda di descrivere la realtà senza commenti personali, ovvero cercando, per quanto possibile, di utilizzare delle lenti neutre per scattare la vostra fotografia dell’oggetto in questione, vi troverete di fronte ad una descrizione oggettiva. Nel caso in cui, al contrario, compaia nella traccia qualche riferimento ad un vostro punto di vista relativo all’oggetto da descrivere, vi troverete di fronte ad una descrizione soggettiva.

Terza fase: fatevi domande, individuate le caratteristiche distintive e create categorie descrittive. A questo punto è bene aiutarsi con i cinque sensi e trovare, facendosi delle semplici domande, le caratteristiche distintive dell’oggetto in questione. Cosa rende un oggetto tale? La sua forma, il suo colore, la sua funzione e così via. Ognuna di queste semplici caratteristiche diventerà poi una categoria che utilizzerete come sequenza all’interno del testo.

Per concludere, mettiamo insieme quanto detto a facciamo un esempio concreto. Dal momento che scrivo questo articolo all’ora di pranzo, il tema che ho scelto è la pizza.

Descrizione oggettiva della pizza – Nel primo caso mi limiterò ad individuare le caratteristiche distintive del piatto in questione, ponendomi alcune domande e creando delle categorie. Ogni diversa categoria descrittiva corrisponderà ad una sequenza (capoverso). Per la categoria “preparazione”, parlerò degli ingredienti, del procedimento, degli strumenti che vengono utilizzati per fare la pizza.  Per la categoria “ambiente”, parlerò dei luoghi nei quali si può consumare la pizza: pizzerie, ristoranti, bar, case. Per la categoria “gusti”, potrò descrivere le differenti pizze che conosco. E così via. All’aumentare delle categorie con le quali sarò in grado di scomporre il mio oggetto, aumenterà anche la precisione della descrizione oggettiva e dunque la sua valenza informativa nei confronti di un possibile lettore. Come qualcuno di voi avrà già capito, è molto difficile descrivere oggettivamente qualcosa o qualcuno, poichè il semplice fatto di aiutarsi con delle categorie descrittive implica una scelta del tutto soggettiva e, per quanto ci sforziamo nel tenerla a bada, questa scelta è certamente legata alla nostra esperienza personale, al nostro bagaglio lessicale, alla rilevanza che diamo ad alcune caratteristiche. In altre parole, per scattare una fotografia, non possiamo fare del tutto a meno del fotografo.

Descrizione soggettiva della pizza ­– Nel secondo caso, è possibile procedere individuando le caratteristiche distintive e le relative categorie utilizzando domande simili a quelle appena presentate. La differenza peculiare è il punto di vista. Se nel primo caso, ad esempio, è bene stare attenti a non dichiarare il proprio gusto preferito della pizza, nel secondo caso, è richiesto di indossare le nostre lenti più personali. La descrizione soggettiva non è generica e generalizzabile, ma personale e legata all’esperienza di ciascuno. L’obiettivo del testo dunque cambia radicalmente. La descrizione oggettiva informa sullo stato delle cose, mentre la descrizione soggettiva utilizza lo stato delle cose per comunicare un punto di vista su di esse. Pertanto, nella descrizione soggettiva saranno gradite metafore, similitudini e tutte le figure retoriche che sapranno rappresentare al meglio anche la firma di chi scrive.

Ultima cosa… durante la stesura, i vostri migliori amici diventeranno gli aggettivi!

Buon lavoro!

ELISA BOTTIGNOLO. PhD in sociologia dei processi comunicativi, libera professionista, mi occupo di metodo di studio, formazione, ricerca e comunicazione. Fondatrice di K-Lab Education, amo insegnare, scrivere e fare ricerca. La mia sfida quotidiana è dare voce e corpo a nuovi stili di formazione, apprendimento e cultura.

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